La triste bellezza dello sfiorire dei Sakura del Sol levante

Sakura, via del filosofo, Kyoto

Spesso avvicinandomi al Giappone, sia per recarmici in viaggio, sia per studiarne aspetti, come possono essere la storia o l'arte, mi sono detto che per farlo in modo efficace avrei dovuto fare tabula rasa nella mia mente, eliminare tutte le sovrastrutture, cercare di mettere da parte il mio punto di vista europeocentrico appreso a scuola e mai, fino al mio incontro col Sol levante, messo in discussione.
E'così che, al rientro dal mio sesto viaggio in Giappone, incentrato nella sua parte centrale in luminosi giorni di hanami, parlando con Yumiko (mia moglie per i lettori che non lo sapessero) del fatto che dopo una passeggera gioia, dopo un picco di bellezza assoluta, i fiori in un lampo sparissero come in un pianto di petali, e del fatto che ciò mi avesse lasciato una sensazione di amaro in bocca, una tristezza senza speranza. Questo, forse, perchè non riuscivo a vederne la prospettiva dei frutti.
Sì, se non lo sapevate i ciliegi giapponesi, che fanno i magnifici fiori e che sono cornice a mezzo Paese del sol levante, sono ibridi creati per fiorire e basta, fanno boccioli, poi esplodono quasi all'unisono in una bella fioritura, poco dopo, mettono le foglie; sì la loro energia iniziale è solo per i fiori, e poi?...poi basta niente ciliege, appunto perchè ibridi, sennò il Paese del sol levante sarebbe stato il più grande produttore di questi croccanti frutti.
Non era il mio primo hanami, ero preparato, ma non fino in fondo, e così il disperdersi dei petali, forse anche perché in concomitantanza di alcuni giorni di brutto tempo, mi è sembrato doloroso, di una tristezza incolmabile...

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I Giapponesi fanno hanami dalle origini della loro storia

Yoshitsune_with_benkei

Il Giappone è un paese dove ancor oggi, nell'epoca della globalizzazione imperante e della verdura senza stagione, da cui anche questa nazione non è del tutto immune, il passare dei mesi e degli eventi ad essi legati continua ad avere un significato importante, tanto che l'inizio dell'anno sociale, scolastico e fiscale è, nel Paese del sol levante, fissato attorno all'equinozio di primavera, stagione con cui anche il ciclo della vita si rimette in moto, dopo inverni più o meno freddi.
Non è un caso che lo shintoismo, la religione dei kami (gli dei) che si prendono cura del Giappone, sia un culto estremamente legato alla natura ed ai suoi fenomeni più eclatanti: da Amaterasu divinità del sole, a Tsukuyomi la luna, a Raijin dio dei tuoni e dei fulmini, ad Inari dio della fertilità e agli altri circa 8000 che gli fanno compagnia in questo Pantheon ancestrale, che si prende cura di Nihon, che come sappiamo è un luogo dove le forze della natura possono manifestarsi con ferocia inudita.
E' in questo ambiente che i Giapponesi, dalla notte dei tempi, hanno iniziato ad antropizzare il paesaggio, fino ad inscatolarlo in giardini se non addirittura in bonsai e dalla vicina Cina, faro per la cultura dell'estremo oriente tutto, si prese, per così dire, il vizio di ammirare i fiori, cioè di fare hanami, prima con i precoci (fioriscono a febbraio) prugni (ume) e poi, sempre più con i fiori di ciliegio (sakura) che dell'hanami divennero simbolo da quando la loro ammirazione è così denominata nelle pagine del Genji monogatari (il romanzo capostipite della letteratura nipponica).
I sakura, poi con la loro bellezza e la loro caducità, divengono simbolo della classe guerriera, per poi, dal secolo XVIII debordare in parchi e luoghi pubblici per allietare lo sguardo della maggior parte della popolazione giapponese.

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#sakurandom un hanami virtuale per tutti

sakurandom 2015

Cari amici di viaggiappone con la primavera in Giappone tutti stanno col naso all'in su ad aspettare lo sbocciare dei sakura ed a fine mese il Paese del sol levante sarà un vero tripudio di bianco e di rosa.
Anche in Italia, se vogliamo, possiamo omaggiare questa tradizione nipponica, i nostri parchi e le nostre campagne, se li guardiamo con un po' d'attenzione non sono mai avari, di colorate esplosioni di fiori, basta metterci nello stato d'animo giusto.
La condizione dello spirito che ci offre #sakurandom, l'hanami virtuale! Iniziativa a cui tutti gli utenti del web possono partecipare, tramite alcuni blog amanti del Giappone che ad esso aderiscono. Questo appuntamento annuale è nato ed è curato dalla blogger Michela che ci coinvolge con entusiasmo e gentilezza alla partecipazione.
L'idea è per l'appunto quella di darsi un appuntamento mediante varie iniziative, tipo: post a tema, foto di hanami passati o presenti (non necessarimanete realizzati in Giappone) e poi ricette, canzoni, video...o altro che inneggi alla primavera ed alla rinascita annuale; il tutto apparirà quindi nelle pagine social e sugli spazi web dei vari partecipanti con l'hashtag #sakurandom!

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Primo impatto col Giappone

Italiani a Narita

La prima impressione che ebbi quando atterrammo coi miei amici più cari in Giappone, per la prima volta nel 2010, fu quella di essere arrivato in un grande paese ricco ed evoluto e che il mio viaggiare per 12 ore verso est mi avesse comunque fatto sbarcare in occidente, se non fosse stato, infatti, per le scritte nulla mi avrebbe fatto capire dove fossi, potevo essere a Londra o a Parigi, ma sicuramente non a Roma o al Cairo.
In tal modo da arrivare a capire, in modo definitivo, perché alcuni anni addietro (era il 2004), in quella che fu denominata la seconda guerra contro l'Iraq, quando fu rapito e poi ucciso un ragazzo giapponese, in quel paese non ricordo bene per quale motivo, i cronisti non esitassero a definirlo la prima vittima civile occidentale in quel frangente.
Ancora non conoscevo il Giappone, se non dai racconti dell'allora mia fidanzata e da qualche lettura, ma avevo sospettato che questo lontano paese fosse in oriente come geografia soltanto, posto come era tra le fila del così detto occidente; poi quando, sempre in quell'occasione a Narita aspettavamo il volo che ci avrebbe portato a Fukuoka da Yumichan che ci aveva preceduto di un paio di settimane, io ed il mio amico ci avvicinammo al bar del gate affamati nel lungo viaggiare ci accorgemmo che eravamo ben lontani dal mondo conosciuto e ci facemmo dei noodles speziati e ben lontani dalle nostre papille occidentali e mi sentii, allora, in un contesto molto differente dalla vecchia Europa.

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I Giovani giapponesi non comprano più le macchine?

Shinjuku, Tokyo

Alcuni giorni fa parlando con Yumichan vengo a scoprire che molti ragazzi giapponesi, sopratutto nella grande Tokyo stanno rinunciando a comprare un'automobile, oggetto che dalle nuove generazioni (i nati negli anni '90) non è più uno status symbol come lo era per i loro genitori o fratelli maggiori e che, semmai, sempre più cresce il fenomeno del Car sharing. E' così che approfondendo la cosa sul web vado a leggere che è dal 2008, cioè quando si è palesata in modo più brusco in Giappone la crisi economica, il Paese del sol levante deve fare i conti con un crollo delle vendite interne, pur avendo la Toyota in quell'anno (affacciandosi ai così detti mercati emergenti, leggi Cina ed India) superato General Motors nella produzione di auto...
Un grande deterrente per i giovani giapponesi nell'acquisto di un'auto è, senza dubbio, il fatto che ogni mezzo al momento dell'acquisto deve avere il suo parcheggio certificato ed affittare un posto auto, sopratutto, nella capitale nipponica può costare anche ¥ 50.000al mese cioè 360€ al cambio odierno, a Shibuya ¥60000; mentre ad Azabu anche 100000, per non volere indagare i costi di zone come Roppongi...Aggiungete a questo le spese delle tasse automobilistiche e che nelle metropoli, Tokyo, Yokohama, Osaka ecc il traffico cittadino è congestionato nelle ore di punta e i mezzi pubblici sono capillari, numerosi, puliti e puntuali tanto che li usi più volentieri dell'auto e vedrete come molti ragazzi si siano decisi di non seguire le orme paterne e non abbiano un'auto.

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