La società giapponese si semplifica

Imperatore Meiji

Abbiamo visto nel capitolo precedente come il 1868 veda la fine del potere dello shogun a favore di una restaurazione di quello imperiale; questo nuovo momento è noto col termine Meiji a cui la storiografia nipponica fa spesso seguire la parola ishin cioè rivoluzione, anche se non si trattò di una vera e propria rivoluzione, né restaurazione delle prerogative assolute imperiali. E' in questo periodo che avviene una trasformazione del Paese sotto la guida di un governo oligarchico che vedrà, quali protagonisti, giovani esponenti della classe guerriera i quali, in poche decine di anni, muteranno il paese, iniziando proprio dal togliere il potere agli stessi samurai. E' così che, già nel 1869, il paese vede diminuire le classi sociali che sono ridotte in nobiltà , guerrieri e gente comune; vengono inoltre eliminati i limiti matrimoniali tra caste e, pochi anni dopo, i samurai sono incentivati a lasciare il loro status, fino alla rinuncia a portare la spada ed all'accettazione della nascita di un governo regolare nel 1874.
Nel 1871, in Giappone, vengono eliminati i feudi e la nazione è divisa in prefetture (362, portate a 72 già l'anno successivo), alla cui guida sono messi i daimyo, i quali, però, rinunceranno a comandare ereditariamente sul territorio.

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Il Giappone "isolato" non smette mai di studiare il suo "nemico"

rangaku

Il XIX secolo è stato per tutto il mondo un momento di grande trasformazione e rivoluzioni, con l'Europa attraversata dalle campagne napoleoniche, l'Italia che diventa unita dopo i moti risorgimentali, le Americhe che si affrancano dal loro status coloniale, gli Stati Uniti che si imbarcano in una guerra civile, fino all'imperialismo coloniale che vede gli stati del vecchio continente contendersi l'Asia dove antichi imperi, tra i quali il Giappone, devono arrendersi alla "civiltà" che avanza.
Anche se isolato dal sakoku, il Paese del sol levante non aveva mai del tutto abbandonata la curiosità nei riguardi dei barbari che venivano dal sud e così si era sviluppato il rangaku, cioè lo studio della civiltà olandese (gli olandesi erano gli unici europei ad avere il permesso di contatti a Nagasaki), con particolare riferimento alla medicina, alle scienze e alle caratteristiche della lingua.
Le testimonianze dei naufraghi, venuti a contatto col mondo occidentale in trasformazione, che avevano riferito in patria dei prodigi tecnologici raggiunti dalle nazioni che li avevano ospitati e la così detta prima guerra dell'oppio tra Cina e Gran Bretagna, che aveva visto l'impero del dragone sottomesso economicamente con la cessione poi di Hong Kong, fecero "drizzare le antenne" in Giappone dove si iniziò a studiare l'occidente così da eguagliarlo e non esserne travolto.

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Nuove tasse per salvare il Giappone del secolo XVIII dalla crisi economica

Yoshimune Tokugawa

Il secolo XVIII è in Giappone un secolo di crisi finanziaria e sostanziale stagnazione politica, tanto quanto di fervente sviluppo sociale e vivace vita culturale. Il 1716 vede un Tokugawa del ramo di Kii salire al trono shogunale: si tratta di Yoshimune, uomo allevato alla politica ed all'amministrazione, che si trova in mano una situazione economica disastrata ed un bakufu indebitato fino al collo.
Per uscire da questa situazione decide di fare una serie di riforme dette Kyohei, tra le quali quella, per i nobili, di slegarsi dall'obbligo di residenza in Edo se non dietro il versamento di un'apposita tassa..
Cercò di spremere meglio anche i poveri contadini che, se fino ad ora avevano pagato i tributi in relazione all'annata, adesso dovevano versare una tassa fissa, il che provocò delle ribellioni sanguinose.
Anche i commercianti, che si erano arricchiti vendendo sopratutto alla classe bushi, videro ridursi notevolmente le loro aspettative di ulteriori guadagni, visto che, con un semplice colpo di spugna, il bakufu aveva cancellato tutti i debiti della classe guerriera nei loro confronti.
Anche i Samurai, comunque, furono colpiti economicamente perché si cercò di far rinascere un'economia monetaria svalutando il prezzo del koku di riso col quale essi erano retribuiti...Chi ci guadagnò fu il bakufu che riprese fiato per andare avanti altri 150 anni, anche se, dopo Yoshimune, di grandi shogun non ce ne furono più.

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Da Edo odierna Tokyo lo shogun comanda sul Giappone dividendolo in classi sociali

Ponte Yatsuni, vedute di Edo, Utagawa

I secoli XVI e XVII sono stati per il Giappone momenti in cui, grazie alla forza di Oda Nobunaga, alla scaltrezza di Toyotomi Hideyoshi e all'abilità politica dei i primi Tokugawa, si è riunificato in un'entità unica avente come punto di riferimento l'impero, ma ancor di più il bakufu dello shogun. Quest'ultimo avrà la sua sede finale ad Edo, l'attuale Tokyo dando al Paese del sol levante l'aspetto che più o meno ha oggi (Hokkaido e l'arcipelago di Okinawa, al momento, hanno un ruolo sottoposto e diverranno parte integrante del Giappone solo a metà del XIX secolo). Il periodo Edo-Tokugawa è quello in cui si forma anche il carattere nipponico che contraddistingue questa popolazione.
La società giapponese, infatti, inizia a dividersi rigidamente in classi sociali sotto Toyotomi Hideyoshi quando, nel 1591, una legge vieta il cambiamento di status. La popolazione del Giappone viene divisa in guerrieri (bushi), contadini (nomin), artigiani (kosho) e mercanti (shonin); seguendo i dettami della filosofia del confucianesimo viene messa al primo posto la spada, poi la zappa, poi i lavori manuali ed in ultimo le attività di quelli che sfruttavano si arricchivano sfruttando i guadagni altrui, ad esempio i mercanti che si arricchiscono commercializzando ciò che fanno altri(tutti aspetti che ritroviamo anche in occidente per motivazioni differenti), ed ogni categoria ha un suo insieme di sotto categorie.

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Nasce una nuova capitale Edo, l'odierna Tokyo

L'epoca Edo, dal nome della capitale del bakufu, cioè dello shogun, dura dal 1603 al 1868, un periodo di 260 anni che hanno dei punti comuni, ma anche tanti differenti, per cui non è facile farne una narrazione puramente cronologica.
Macroscopicamente possiamo individuare due momenti (il primo dal 1603 alla metà del XVII secolo e il secondo che arriva fino al 1868) durante i quali la società e l'economia, da prettamente agricolo-guerriera, si trasformano in urbana e borghese, coltivando in sé i semi della rivoluzione Meiji che porterà forzosamente nel mondo moderno il Giappone nel secolo XIX. Alla morte di Ieyasu, nel 1616, gli succede sul trono shogunale il figlio Hidetada che, nel 1623 abdica, in favore del figlio Iemitsu, continuando di fatto a controllare il governo fin quando non muore nel 1632.

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Tokugawa Ieyasu terzo grande riunificatore dell'impero del Sol levante

Tokugawa Ieyasu

Il terzo protagonista della riunificazione del Giappone è Tokugawa Ieyasu, il quale aveva i propri domini nella regione di Nagoya; fu cresciuto come ostaggio di una potente famiglia ostile a quella avita ed allevato alla spada e all'amministrazione per la sua estrazione guerriera. Una volta libero acquistò un grande potere sotto Nobunaga rinsaldando ed espandendo il suo feudo e alla morte di quello capì che era meglio trovare un accordo con Toyotomi Hideyoshi dopo un primo momento in cui aveva cercato di contrastarlo nella presa del potere, al che divenne uno dei cinque tairo, i consiglieri anziani dello stato. Hideyoshi lo allontanò dai suoi possedimenti offrendogli in cambio il grande feudo del Kanto (quello che avevano i signori di Kamakura).
Alla morte di Hideyoshi i (1597) il potere riesce solo per poco a seguire la linea dinastica con il di lui figlio Hideyori che aveva fatto allargare e rinforzare il castello di Osaka (diventato pressoché imprendibile).

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