Giappone: miti, realtà e l’ombra inquietante del Populismo sul futuro
Passo diversi mesi all’anno in Giappone, tra lavoro e la nostra famiglia nipponica a Fukuoka, “perdendomi” i tra i templi tranquilli di Kyoto, le risaie placide della campagna di Nara, i vicoli nascosti di Osaka, e i contrasti di Tokyo. E ogni volta la sensazione è sempre la stessa: mi sembra di trovarmi in un paese ricco, pulito, ordinato e sicuro. Qui l’educazione sembra la moneta corrente: inchini a ogni angolo, cartacce assenti o raccolte da passanti comuni, treni che arrivano puntuali e puliti, e quel senso diffuso che il bene collettivo venga prima dei capricci personali.
Il confronto inevitabile con l’Italia
Tornato in Italia, il confronto scatta immediato. Da noi il traffico e la sporcizia sono di casa, l’integrazione è ancora in costruzione e c’è un’atmosfera perennemente vibrante e un po’ incasinata, che ti fa inevitabilmente pensare al Giappone come a una specie di paradiso terrestre, irraggiungibile. Anche i social ne sono pieni: basta leggere certi post idolatri, e viene voglia di trasferirsi subito a Kyoto… senza però sapere dove buttare la plastica differenziata in modo corretto.
La percezione dei giapponesi: dati Ipsos 2025
Eppure, guarda un po’, i giapponesi stessi la vedono in modo molto differente. Secondo l’ultimo sondaggio Ipsos (2025), ben il 70% pensa che il paese sia in declino, il 68% non si fida più di partiti e politici, e oltre la metà (53%) considera la società “in rovina”. Un aumento notevole rispetto agli ultimi nove anni, ben sopra la media globale. E questo in un paese dove, lo ricordo, l’immigrazione è appena al 3%, tutta regolare, mentre i paesi europei si aggirano attorno al 10%. Ma poco cambia: anche qui spunta il partito Sanseitō con lo slogan “Giappone prima di tutto”, pronto a cavalcare paure e frustrazioni e a far credere, spesso senza fondamento fattuale, che gli stranieri godano di privilegi (quando invece solo il 2,9% delle famiglie che ricevono il welfare sono straniere, e sempre sotto stretti controlli, come chiarisce un accurato fact-check di Mainichi).
Sanseitō, partito populista nato nel 2020, è emerso negli ultimi anni cavalcando temi nazionalisti e sovranisti. I suoi leader hanno fatto leva sull’insoddisfazione diffusa, sulla paura del cambiamento e sulla promessa di un Giappone che protegge “i propri”. Non è raro che durante comizi e campagne elettorali vengano sparsi messaggi contro l’immigrazione e le politiche sanitarie anti-Covid, spesso accompagnati da teorie complottiste o mistificazioni sullo stato del welfare agli stranieri. In pochi anni Sanseitō è passato da un singolo seggio parlamentare a 14 senatori eletti nelle ultime elezioni, divenendo la sorpresa politica del 2025 e una sfida diretta al sistema tradizionale del Partito Liberal Democratico (Sankei News, luglio 2025).
Non mancano gli immancabili “colpevoli” di ogni difficoltà: i turisti (che quest’anno saranno circa 47 milioni, diventando così bersaglio di malumori), o gli stranieri che spesso lavorano come commessi e commesse nei konbini, una presenza ormai comune dato che è sempre più difficile reperire personale locale per quei turni meno ambiti. Insomma, non “affollano” i konbini come clienti, ma sono una componente indispensabile per farli funzionare, eppure questo dato viene ignorato nelle narrazioni politicizzate che li dipingono come problema. Nel frattempo, basta andare in una qualsiasi città italiana per scoprire che nel 2025 i turisti saranno quasi 67 milioni, in Francia addirittura 94, ma anche lì nessuno si scandalizza tanto, quanto sembra accadere in Giappone.


Yumiko e il voto: riflessioni personali
E qui si apre una riflessione interessante, soprattutto confrontando con il nostro Belpaese. In Giappone, la percezione dominante è da “bicchiere mezzo vuoto”: pessimismo, sentimenti di declino, sfiducia verso la politica e un malessere sociale che cresce. In Italia, invece, secondo lo stesso rapporto Ipsos, il recente cambiamento politico è stato letto come un miglioramento dall’opinione pubblica, anche se nei fatti i problemi non sono risolti. C’è dunque in Italia un ottimismo di fondo, o forse una speranza, che accompagna la voglia di cambiamento. Il Giappone sembra invece affogare spesso nel pessimismo, il che potrebbe alimentare narrative nazionaliste e populiste più radicali.
Yumiko fino a oggi ha sempre pensato che votare o non votare in Giappone non avrebbe fatto cambiare nulla, perché il partito liberal democratico ha governato in modo quasi ininterrotto, garantendo al paese libertà democratiche, e un certo benessere, pur essendo forse per lei troppo nazionalista e conservatore, e ha sempre pensato che lo sforzo di andarsi ad iscrivere alle liste elettorali all’ambasciata fosse superiore alle possibilità di un reale cambiamento, ma adesso magari si renderà conto che per contrastare le idee populiste che stanno avanzando forse serve esercitare i suoi diritti di voto (poi del fatto che il Giappone non concede la doppia cittadinanza mi riservo di scrivere in una altra latro momento).
Conclusione: aspettando il prossimo viaggio
Infine, non va dimenticato che il Giappone è un paese che per storia e cultura ha sempre vissuto i confini della propria identità con particolare attenzione, e questo spiega in parte perché certi movimenti nazionalisti riescano a trovare terreno fertile. In questo senso, la narrazione che dipinge un paese “in declino” può funzionare da collante per molte paure e insicurezze, cogliendo la complessità di una società in evoluzione e traducendola in slogan semplici ma potenti.
Mi preparo a tornare, pronto a perdermi ancora tra templi antichi e campagne silenziose, coi miei occhi sempre un po’ incantati ma anche più attenti a quei segni di trasformazione sociale che, ormai è evidente, non risparmiano il Giappone. E come sempre, avrò l’Italia nel cuore e la certezza che la perfezione non esiste in nessuno dei due paesi.
Tour in Giappone Autunno 2026
Vivi il Giappone nei suoi momenti più esaltanti.
Un viaggio che ci porterà tra luoghi iconici e scorci nascosti, tra natura, città e tradizioni, anche fuori dalle rotte del turismo di massa.
